G UIDE T URISTICHE A NDREA M ANTEGNA
Per informazioni
tel. 0376 223640
Cristiana 3385034855
Donata 3683358126

  • mantova città

  • guide turistiche mantova

  • gite mantova

Basilica di Sant'Andrea

Basilica di Sant'Andrea

La basilica concattedrale di Sant'Andrea è la più grande chiesa di Mantova. Opera fondamentale di Leon Battista Alberti nello sviluppo dell'architettura rinascimentale, venne completata molti anni dopo la morte dell'architetto, con modalità non sempre conformi ai progetti originali.

Edificata nel Medioevo in luogo di un monastero benedettino (i cui unici resti sono il campanile gotico e un lato del chiostro), l'edificio venne ricostruito a partire dal 1472, su progetto di Leon Battista Alberti, commissionato dal signore di Mantova, Ludovico III Gonzaga (e dal figlio Francesco, cardinale) che voleva farne un simbolo del proprio potere sulla città e del prestigio della casata.

Lo scopo della nuova costruzione era quello di accogliere i pellegrini che giungevano durante la festa dell'Ascensione durante la quale veniva venerata una fiala contenente quello che si ritiene il "Preziosissimo Sangue di Cristo" portato a Mantova, secondo la tradizione, dal centurione Longino. La reliquia, molto venerata a partire dal Medioevo ma soprattutto nel XV secolo, e portata in processione per le vie della città il Venerdì Santo, è oggi conservata proprio nei Sacri Vasi custoditi all'interno dell'altare situato nella cripta della basilica.

I lavori iniziarono nel 1472, lo stesso anno della morte di Alberti. La costruzione proseguì a fasi alterne e rimase a lungo incompiuta, tanto che per il completamento si dovette aspettare fino al XVIII secolo.

I lavori furono interrotti intorno al 1494 e ripresero solo nel 1530. La cupola fu aggiunta nel 1732 da Filippo Juvarra, che si ispirò a quella borrominiana della basilica di Sant'Andrea delle Fratte.

L'imponente campanile gotico ospita 5 campane ottocentesche, delle quali la maggiore, del peso di 2555 kg, è stata fusa dalla ditta Cavadini di Verona.

FACCIATA

La facciata è concepita sullo schema di un arco trionfale romano a un solo fornice tra setti murari, ispirato a modelli antichi come l'arco di Traiano ad Ancona e ancora più monumentale del precedente lavoro albertiano sulla facciata del Tempio Malatestiano. Lo schema dell'arco di trionfo è inserito o sovrapposto al tema formale del tempio classico che forma una sorta di avancorpo avanzato, rispetto al resto dell'edificio. Sotto l'arco venne a formarsi uno spesso atrio, diventato il punto di filtraggio tra interno ed esterno.

L'ampio arco centrale è inquadrato da paraste corinzie che si estendono per tutta l'altezza della facciata, costituendo uno dei primi monumenti rinascimentali per cui venne adottata questa soluzione che sarà denominata ordine gigante. Sui setti murari si trovano archetti sovrapposti tra lesene corinzie sopra i due portali laterali. La facciata è inscrivibile in un quadrato e tutte le misure della navata, sia in pianta che in alzato, si conformano ad un preciso modulo metrico.

Grande enfasi è poi data da un secondo arco superiore, oltre il timpano, e arretrato rispetto all'avancorpo della facciata. Tale elemento architettonico definito "ombrellone", è in realtà un tratto di volta a botte e venne ritenuto, nel XIX secolo, estraneo al progetto di Alberti rischiando la demolizione. L'"ombrellone" segna l'altezza della navata, enfatizza la solennità dell'arco di trionfo e il suo moto ascensionale e permette l'illuminazione della navata, grazie ad un'apertura posta verso l'interno della controfacciata che forse doveva servire anche per l'ostensione delle reliquie. Questo elemento architettonico impedisce inoltre alla luce di penetrare in modo diretto all'interno della chiesa creando una sorta di penombra.

INTERNO

L’interno è costituito da un’unica ampia navata (m.103 di lunghezza,19 di larghezza e 28 d’altezza) coperta da una volta a botte realizzata tra il 1490 e il 1495. La volta è a finti cassettoni; la decorazione come quella delle pareti, raffigura storiche bibliche in monocromo e scene evangeliche e fu realizzata tra il 1785 e il 1791 da pittori locali guidati dal veronese Paolo Pozzo.

La prima cappella a sinistra entrando, intitolata a S. Giovanni Battista, è universalmente nota perché è la cappella funeraria di Andrea Mantegna che già nel 1504, due anni prima di morire, dispose di essere qui sepolto.

Nella lapide inserita nel pavimento si legge che “le ossa dell’artista sono state composte con quelle dei due figli nel sepolcro costruito dal nipote Andrea”. Il busto in bronzo dell’artista è stato attribuito a Gianmarco Cavalli; l’epigrafe attesta l’autenticità del busto del Mantegna e allude inoltre alle sue capacità artistiche (“tu che vedi le sembianze di bronzo del Mantegna, saprai che questi è pari, se non superiore ad Apelle”).

L'Alberti creò il suo progetto «... più capace più eterno più degno più lieto ...» ispirandosi al modello del tempio etrusco descritto da Vitruvio, un edificio cioè con pronao anteriore a colonne ben distaccate e senza peristasi.

La crociera tra navata e transetto è coperta con una cupola, su pilastri raccordati con quattro pennacchi, che si è dubitato facesse parte del progetto albertiano. Tuttavia i pilastri della crociera risultano eretti durante la prima fase costruttiva quattrocentesca.

Dietro l’altare si trova una profonda abside che chiude lo spazio della navata.

Alla fine del XVI secolo fu realizzata una cripta con un colonnato ottagonale, destinata ad accogliere la reliquia del "Preziosissimo Sangue", posta in un altare al centro, e le sepolture dei Gonzaga, che non vennero realizzate.

L’ edificio risulta regolato da un preciso rapporto proporzionale basato su un modulo quadrato di 20 braccia mantovane, che compare per quattro volte nel prospetto (se tagliato all'altezza dell'architrave) e istituisce un rapporto di 6:2 fra lunghezza e larghezza della navata venendo così a costituire l'elemento matematico di collegamento tra esterno e interno della chiesa. La limpida articolazione dell'interno, di proporzioni grandiose, prevede uno schema a croce latina con aula unica e breve, ampio transetto pure a spazio unificato; su ciascun lato della navata si aprono tre grandi cappelle quadrate ricavate in spessore di muro; navata e cappelle sono coperte da volte a botte decorate con lacunari. Il modello è quello tempio etrusco, noto attraverso la descrizione di Vitruvio. A tale riferimento vanno aggiunte le suggestioni dell'architettura termale romana e di grandiosi edifici civili di età tardoimperiale, quale per esempio la basilica di Massenzio.

L'effetto di solenne spazialità dell'interno della basilica è coadiuvato dall'azione della luce naturale, che penetra dal giro dei dodici finestroni aperti nel tamburo della cupola. In posizione centrale e ben visibile a tutti grazie alla particolare concentrazione luminosa, un ampio genuflessorio segna il punto in cui, nella cripta sottostante, è custodita la reliquia, cuore dell'edificio e della devozione che lo origina.

Se la zona absidale e la cupola furono affrescate solo nel Settecento e il transetto trovò il suo assetto definitivo solo nel secolo successivo con la ricollocazione di alcuni monumenti funebri provenienti da chiese soppresse o distrutte, il ricco apparato decorativo delle cappelle laterali riflette la variegata intensità della cultura figurativa del Cinquecento mantovano.

MONUMENTO FUNERARIO DI ANDREA MANTEGNA 

Il prestigio assoluto di Mantegna, pittore di corte dei Gonzaga per più di quarant'anni, fece sì che alla sua morte fosse predisposta una cappella funeraria nella basilica di Sant'Andrea, basilica marchionale, e che venisse fatta decorare dai figli dell'artista e da un giovane pittore che forse si trovava in città già alla morte del vecchio artista, Antonio Allegri da Correggio al quale spettò probabilmente l'ideazione del complesso decorativo e una buona parte della stesura.

Venne scelta la prima cappella a sinistra della navata albertiana e vi furono collocati i due dipinti avviati dall'artista nell'ultima fase produttiva. Il Battesimo in particolare, destinato all'altare maggiore, venne molto probabilmente completato dal figlio del Mantegna, Francesco.

In generale la cappella doveva ispirarsi allo schema della perduta cappella di Innocenzo VIII al Belvedere in Vaticano, dipinta nel 1488-1490 e distrutta nel XVIII secolo. Descrizioni antiche vi ricordano, tra l'altro, le Storie di san Giovanni Battista, i finti marmi e la finta intelaiatura architettonica, con cupoletta, festoni, putti, cherubini, ecc.

La cappella ha forma quadrangolare, con una cupoletta poggiante su tre lunettoni tra pennacchi triangolari. Al centro si trova lo stemma concesso al Mantegna in un tondo tra un finto pergolato su cui si aprono affacci con vasi di fiori: un evidente tributo ai giochi illusionistici della volta della Camera degli Sposi.

LA CRIPTA

Nella cripta è collocato il tempietto ottagonale con l’altare sormontato dallo ‘scrigno’ per i vasi della reliquia (due copie dei vasi sono esposte ai lati della croce). Al di sopra di questo, su una montagnola è collocata la croce con il Crocifisso: sui bracci della croce, grappoli d’uva; sotto la montagnola, rametti d'ulivo.

L’ulivo indica la regalità di Cristo, la sua appartenenza alla regale stirpe davidica. Come i re d'Israele, che venivano consacrati mediante l’unzione con l’olio, Gesù è re, l’unto del Signore, il Messia. Il Calvario non è dunque indicato come il luogo del supplizio ma della Gloria.

L’uva, insieme alle spighe, è simbolo dell’abbondanza, ma anche simbolo del rapporto sponsale di Cristo con la Chiesa: i grappoli ricordano il vino del miracolo delle nozze di Cana, nel quale si rivela l’intervento di Dio, la presenza dello sposo che viene in nostro soccorso, portando la gioia sponsale delle nozze, è davvero l’Emmanuele, il Dio-con-noi; messaggio riproposto nell’Apocalisse con le nozze dell’Agnello con la sua sposa, la Chiesa.

La reliquia del Preziosissimo Sangue di Gesù, a prescindere dalla sua autenticità, richiama potentemente un evento cardine della fede cristiana, il sacrificio del Redentore, e la sua riproposizione sacramentale nell’Eucarestia per Mantova il Preziosissimo Sangue, come viene chiamato, assume poi un’importanza speciale, collocandosi all’origine della sua storia moderna.

Quando la reliquia emerse dodici secoli fa la patria di Virgilio era un villaggio come altri della pianura; l’evento indusse il Papa a collocarvi un vescovo, innestandovi così una serie di conseguenze, religiose ma anche sociali, economiche e politiche che l’hanno portata al rango di città, con relativo territorio da essa dipendente. Si può dunque dire che Mantova è “Figlia della reliquia”, e lo splendore di Sant’Andrea trova in ciò la sua piena giustificazione. Nel 1470 Leon Battista Alberti presentò a Ludovico II Gonzaga un progetto “più capace più eterno, più degno e più lieto” che indusse il marchese a far iniziare i lavori, morto l’Alberti nel 1472, sotto la direzione dell’architetto fiorentino Luca Fancelli. La storia della fabbrica di S. Andrea segue poi la storia della città: tra la facciata e la cupola intercorrono circa 300 anni, durante i quali vari architetti ed artisti assunsero la direzione dei lavori. Nonostante il protrarsi nel tempo della costruzione, la chiesa è considerata una delle più tipiche realizzazioni albertiane, grazie ad un progetto tale da ammettere poche e non sostanziali deroghe.

Share by: